APRIRE UN RISTORANTE CON LE RICETTE DI GORDON RAMSAY? CERTO. BASTA SAPER CUCINARE, NON FALLIRE E SOPRAVVIVERE AI CLIENTI CHE TI CHIEDONO DOV'È RAMSAY.

 


Immaginate la scena. Aprite un ristorante, comprate i libri di Gordon Ramsay, studiate le sue ricette, vi mettete ai fornelli e cominciate a servire i suoi piatti più famosi. Nessuna royalty, nessun assegno da spedire allo chef britannico, nessun avvocato che vi bussa alla porta soltanto perché avete preparato un Beef Wellington.

E allora perché non lo fanno tutti?

La risposta è semplice: perché copiare una ricetta è molto più facile che costruire un ristorante di successo. E perché, se bastasse leggere un libro per diventare Gordon Ramsay, le librerie sarebbero piene di chef stellati e i ristoranti fallirebbero soltanto per mancanza di parcheggi.

Partiamo dalla questione legale. In generale, una semplice lista di ingredienti e le istruzioni di una ricetta non sono protette dal diritto d'autore come un'opera letteraria. Questo significa che puoi preparare un piatto seguendo una ricetta pubblicata da Ramsay e venderlo nel tuo locale. Attenzione, però: non significa che puoi copiare liberamente qualsiasi elemento del suo libro, le fotografie, i testi creativi o l'impaginazione. E le regole possono cambiare a seconda del Paese.

C'è poi il problema del marchio. Puoi servire un Beef Wellington, ma non puoi fingere che il tuo ristorante sia affiliato a Ramsay, usare impropriamente i suoi marchi o suggerire che lui abbia approvato la tua attività. Insomma, puoi prendere ispirazione dalla cucina, non appropriarti della sua identità commerciale.

Fin qui, tutto bene. Avete trovato una strada legale per cucinare piatti celebri senza dover chiedere il permesso al loro autore. Ma adesso comincia il divertimento.

Perché una ricetta non è un incantesimo. Leggere che bisogna rosolare un filetto, preparare una duxelles di funghi, avvolgere tutto nella pasta sfoglia e cuocere alla temperatura corretta non significa che il risultato sarà automaticamente spettacolare.

È un po' come comprare un manuale di pugilato e presentarsi sul ring convinti di essere diventati campioni del mondo. Il manuale può spiegarti come tirare un diretto; non può garantire che tu riesca a piazzarlo mentre qualcuno cerca di mandarti al tappeto.

In cucina succede qualcosa di simile. La carne deve essere cotta al punto giusto, i funghi devono perdere l'umidità in eccesso, la sfoglia deve risultare croccante e il tutto deve arrivare al tavolo nelle condizioni previste. Se sbagli tempi, temperature o organizzazione, il tuo capolavoro rischia di trasformarsi in un involtino costoso con problemi di autostima.

E non basta riuscirci una volta. Devi ripetere il risultato durante il servizio, magari quando entrano trenta clienti in mezz'ora, il cameriere ha dimenticato un ordine e qualcuno in cucina sta cercando disperatamente una padella pulita.

A casa puoi permetterti di dedicare tutto il pomeriggio a un piatto. In un ristorante devi produrre qualità in modo costante, rispettare i tempi, gestire le scorte e pagare stipendi, affitto, energia, tasse e fornitori. Il filetto perfetto non paga le bollette da solo.

Naturalmente, non è nemmeno vero che per preparare un buon piatto devi necessariamente acquistare gli stessi ingredienti di un ristorante stellato. Un cuoco bravo può ottenere risultati eccellenti con prodotti accessibili. Il punto è che qualità, tecnica e costi devono trovare un equilibrio sostenibile. Se compri ingredienti costosi e impieghi troppo tempo per prepararli, potresti avere un piatto meraviglioso e un bilancio che sembra scritto da un tuo nemico.

E arriviamo alla parte più divertente: il nome.

Un cliente entra in un ristorante di Ramsay e paga anche per il marchio, l'ambiente, il servizio, la reputazione e l'esperienza che si aspetta. Nel tuo locale, invece, trova un Beef Wellington altrettanto buono, magari persino migliore. Ma perché dovrebbe pagarlo allo stesso prezzo? E soprattutto, come fai a convincerlo a entrare la prima volta?

Qui entra in gioco il marketing. Devi costruire una reputazione tua, ottenere recensioni positive, offrire un servizio affidabile e convincere le persone a tornare. Non puoi mettere Gordon Ramsay sul menu come una specie di assicurazione contro il fallimento. Anzi, non puoi neppure fingere che sia coinvolto.

La buona notizia è che non devi diventare famoso quanto lui. Devi semplicemente trovare abbastanza clienti disposti a pagare un prezzo che copra i tuoi costi e lasci un margine. Un ristorante piccolo, ben gestito e con una clientela fedele può avere più successo di un locale ambizioso che cerca di imitare l'alta cucina senza averne le risorse.

Quindi sì, puoi prendere una ricetta pubblicata da Gordon Ramsay, prepararla e venderla con il tuo marchio, rispettando le leggi applicabili. Non devi inventare un nuovo piatto per avere il diritto di aprire un ristorante.

Ma ricorda una cosa: la ricetta ti dice che cosa fare; non ti garantisce che tu sappia farlo, che i clienti lo apprezzino o che a fine mese rimangano soldi in cassa.

E se il tuo Beef Wellington è eccezionale, magari un giorno qualcuno scriverà una recensione entusiasta. Se invece è crudo al centro e la sfoglia sembra una spugna, potresti diventare famoso lo stesso.

Soltanto che, in quel caso, Gordon Ramsay potrebbe essere l'ultima persona al mondo che vorresti invitare a cena.

Cesio Endrizzi

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