Che il cibo sia diventato una delle principali ragioni per scegliere una destinazione turistica non è più una tendenza, ma un dato strutturale, confermato da una pluralità di studi e ricerche che restituiscono l'immagine di un viaggiatore sempre più orientato a trasformare il palato in una bussola. Secondo un sondaggio promosso da Tui Musement su Appinio, che ha coinvolto un campione di 2.250 persone residenti in Regno Unito, Germania e Paesi Bassi, oltre il 56% dei viaggiatori si dichiara interessato a partecipare ad attività culinarie durante le vacanze, e il 71% preferisce prenotare queste esperienze in anticipo, a testimonianza di un interesse che non è più un optional, ma una componente centrale del viaggio . La gastronomia, insomma, non è più un semplice accompagnamento, ma uno dei criteri principali nella scelta della meta, al punto che un viaggiatore su due si riconosce ormai nella categoria dei cosiddetti "foodie traveller", nuovi globetrotter che attraversano il mondo alla scoperta di sapori, piatti e tendenze culinarie .
Il dato più interessante, tuttavia, è la convinzione, largamente diffusa tra questi viaggiatori, che il modo migliore per scoprire la cultura e la storia di un Paese sia proprio quello di sperimentare, o meglio vivere, un'esperienza culinaria a base di ricette tradizionali e ingredienti rigorosamente locali . La tavola diventa così una porta d'ingresso privilegiata per comprendere le radici di un territorio, le sue tradizioni e la sua identità, in un'epoca in cui l'autenticità è diventata il bene più ricercato e, al tempo stesso, più difficile da trovare. Non sorprende, quindi, che le destinazioni più ambite dai foodie traveller siano quelle che sanno offrire un'esperienza gastronomica genuina e radicata, lontana dai circuiti turistici più battuti e vicina alla vita quotidiana delle comunità locali.
A confermare questa tendenza è anche la classifica Foodie 2026, stilata da Tui Musement sulla base dei dati di ricerca su Google, che vede l'Italia dominare la scena con sei città nella top 20, a dimostrazione di come il Belpaese continui a essere percepito come la capitale mondiale della gastronomia . Roma e Bologna occupano rispettivamente il primo e il secondo posto, con oltre 80mila ricerche per la capitale e una fortissima attrazione per i corsi di pasta e le esperienze autentiche offerte dalle Cesarine, la rete di cuoche casalinghe dedite alla conservazione delle tradizioni culinarie . Al terzo posto si classifica Lisbona, seguita da Londra, Amsterdam e Madrid, mentre Parigi, nonostante il suo prestigio, scende al settimo posto, segno che i viaggiatori cercano sempre più esperienze accessibili e radicate nel territorio, piuttosto che il lusso e la formalità della grande cucina .
Questa evoluzione, del resto, è confermata anche dal mercato dell'enoturismo, che in Italia sta vivendo una fase di crescita senza precedenti. Secondo i dati presentati da Roberta Garibaldi, presidente di Aite, nel 2026 si stimano circa 18 milioni di italiani coinvolti in esperienze legate al vino, con un aumento di 4,5 milioni rispetto al 2024 . Un dato che racconta di una trasformazione profonda dei comportamenti dei viaggiatori, sempre più orientati al contatto diretto con i produttori e alla ricerca di esperienze che vadano oltre la semplice degustazione. Per la prima volta, al primo posto tra le esperienze enoturistiche più diffuse si colloca la visita a una cantina a conduzione familiare, seguita dall'acquisto di vini a prezzi vantaggiosi, un sorpasso che indica una domanda sempre più orientata alla relazione e all'incontro con le persone, anche in un contesto fortemente digitalizzato . L'enoturista moderno, insomma, non cerca solo un buon vino, ma un'esperienza che lo metta in contatto con la storia, il paesaggio e le persone che quel vino lo producono, in un viaggio che è insieme sensoriale e culturale.
Cesio Endrizzi