C'è una data, nel calendario delle celebrità italiane, che non è segnata da alcun decreto ministeriale né da alcuna legge dello Stato, eppure viene osservata con la devozione che altre nazioni riservano alle festività patriottiche. È il 6 aprile, il Carbonara Day. Non una ricorrenza antica, badate bene: è nata nel 2017 per volere di un consorzio di produttori di uova e di salumi, con l'obiettivo dichiarato di "difendere la ricetta originale" e quello implicito di vendere più guanciale e più pecorino. Eppure, in pochi anni, questo giorno inventato da un ufficio marketing ha assunto i contorni di un rito laico, capace di mobilitare cuochi amatoriali, ristoratori stellati e influencer gastronomici in un tripudio di filmini, fotografie e dichiarazioni d'amore. Perché la carbonara, più di qualsiasi altra pasta, è diventata l'ossessione nazionale: il piatto che tutti rivendicano come proprio, che nessuno ammette di aver mai sbagliato, e che divide il paese in fazioni più accanitamente di qualsiasi legge elettorale.
La sua origine, come noto, è avvolta nel mistero. C'è chi la fa risalire ai carbaioli dell'Appennino, che cucinavano la pasta con uova e pecorino durante le lunghe stagioni di lavoro nei boschi. C'è chi la vuole nata a Roma dopo la guerra, quando gli americani portarono le razioni di uova in polvere e bacon. C'è chi giura che sia stata inventata da un cuoco romano per celebrare la liberazione della capitale. E c'è chi, più cinicamente, sostiene che sia nata nei ristoranti di lusso di Milano negli anni Cinquanta, come rivisitazione della "pasta alla carbonara" servita ai soldati alleati. La verità, come spesso accade, è probabilmente un intreccio di tutte queste storie. Ma la verità, nel Carbonara Day, conta meno della passione. Perché la carbonara non è un piatto da ricostruire storicamente. È un credo da professare.
E come ogni credo che si rispetti, anche la carbonara ha i suoi dogmi. Uovo: intero o solo tuorlo? Guanciale o pancetta? Pecorino o Parmigiano? Pepe: macinato al momento o in polvere? E la panna? Chi osa nominare la panna viene lapidato virtualmente, cancellato dalla comunità dei credenti, esiliato nelle terre dei senza-carbonara. Il consorzio del Carbonara Day, manco a dirlo, ha una posizione ufficiale: guanciale, tuorli, pecorino romano, pepe nero. Niente aglio, niente cipolla, niente prezzemolo. E soprattutto, niente panna. La ricetta è stata depositata come "tradizionale", ma i puristi sanno che la tradizione, in Italia, è sempre un'invenzione. Eppure, continuano a combattere. Perché la carbonara, come l'Italia, è un'idea più che una realtà. Un'idea di autenticità, di radici, di appartenenza. E le idee, si sa, sono più facili da difendere dei fatti.
La guerra sociale della carbonara è solo l'ultimo capitolo di una lunga storia di conflitti culinari italiani. Abbiamo combattuto per la pizza (con o senza ananas?), per il caffè (ristretto o lungo?), per il gelato (cono o coppetta?). Ma nessuno di questi conflitti ha raggiunto l'intensità della guerra della carbonara. Forse perché la carbonara è il piatto della domenica, della famiglia, della memoria affettiva. Sbagliare la carbonara significa tradire le aspettative di chi ti vuole bene. Significa non essere all'altezza del ricordo di quella che cucinava la nonna. Significa, in fondo, non essere abbastanza italiani. E l'italianità, oggi più che mai, è un valore che va difeso. Anche a colpi di forchetta.
Il Carbonara Day, in fondo, è una celebrazione della nostra capacità di prenderci sul serio per cose che non contano. Mentre il mondo va a fuoco, mentre le guerre infuriano, mentre l'economia vacilla, noi ci interroghiamo sui grammi di guanciale e sulla temperatura dell'uovo. È ridicolo, certo. Ma è anche profondamente umano. Perché l'uomo non vive di solo pane, ma anche di carbonara. E se un giorno tutto crollerà, se le bombe distruggeranno le nostre città e i nostri computer si spegneranno, ci ritroveremo ancora intorno a un piatto fumante, a discutere se il pecorino si grattugia o si sbriciola. E in quella discussione, in quel paradosso, ci sarà ancora un barlume di civiltà. La stessa civiltà che ha inventato la carbonara. La stessa che, forse, ci salverà.
Buon Carbonara Day a tutti. E che la panna sia con voi. Ma lontano dal piatto.
Cesio Endrizzi



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