Nel cuore del Salento, tra uliveti secolari e borghi intrisi di storia, la cucina racconta storie di terra, mare e tradizione contadina. Tra le pietanze che meglio incarnano l’anima di questa regione, Ciceri e Tria si distingue come un vero capolavoro gastronomico: un piatto semplice nella sua essenza, ma straordinario per gusto, consistenze e radici culturali. Prepararlo significa fare un viaggio tra i sapori antichi, tra il grano dorato e i legumi robusti, e riscoprire il legame tra cibo e comunità.
Il termine “Ciceri e Tria” deriva dal dialetto salentino: “Ciceri” indica i ceci, ingrediente principe del piatto, mentre “Tria” si riferisce alla pasta fresca, fatta in casa con farina di grano duro. La storia di questa pietanza affonda le radici nella cucina povera contadina, dove gli ingredienti erano pochi ma scelti con cura, e ogni preparazione era un atto di ingegno e rispetto per la terra.
I contadini salentini, soprattutto durante le feste religiose e le ricorrenze familiari, preparavano il Ciceri e Tria come pasto nutriente, capace di dare energia e soddisfazione senza grandi spese. La peculiarità di questo piatto consiste nella doppia consistenza della pasta: una parte viene fritta, conferendo croccantezza, mentre l’altra viene bollita insieme ai ceci, diventando morbida e vellutata. Questo contrasto, semplice ma sorprendente, rappresenta perfettamente la filosofia culinaria salentina: un equilibrio tra tradizione, sapore e tecnica.
Oggi, il Ciceri e Tria è simbolo di convivialità e identità regionale. Ogni forchettata racconta secoli di storia, la fatica dei campi, l’abilità delle mani che impastano e l’amore per il cibo genuino. Preparare questo piatto significa immergersi in un rituale che unisce ingredienti semplici e grande maestria.
Ingredienti per 4 persone
300 g di farina di grano duro
200 g di ceci secchi (in alternativa, ceci precotti ma lessati)
1 cipolla media
2 spicchi di aglio
50 ml di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di peperoncino tritato (facoltativo)
Sale q.b.
Pepe nero macinato fresco q.b.
1 rametto di rosmarino
Acqua q.b. per impastare e cuocere la pasta
Olio di semi di arachide per friggere
Suggerimento: per un sapore autentico, scegliete ceci del Salento o di altre regioni pugliesi, dalla buccia sottile e dal gusto dolce e intenso.
Procedimento
Preparare i ceci: se utilizzate ceci secchi, lasciateli in ammollo per almeno 12 ore. Poi sciacquateli e lessateli in abbondante acqua leggermente salata per circa 1-1,5 ore, fino a quando saranno teneri. Durante la cottura, aggiungete uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino per profumare l’acqua.
Preparare la pasta (Tria): su una spianatoia, versate la farina di grano duro e aggiungete acqua a poco a poco fino a ottenere un impasto liscio ed elastico. Lavoratelo energicamente per almeno 10 minuti, quindi lasciatelo riposare coperto da un canovaccio per 30 minuti.
Stendere e tagliare la pasta: con un mattarello, stendete l’impasto in sfoglie sottili (circa 2 mm) e tagliatele a strisce larghe circa 1 cm. Dividete la pasta in due parti: una parte sarà fritta, l’altra bollita con i ceci.
Friggere la pasta: scaldate l’olio di semi in una padella profonda. Friggete metà della pasta fino a doratura, scolandola su carta assorbente. La croccantezza ottenuta diventerà il contrasto perfetto con la morbidezza dei ceci e della pasta bollita.
Cuocere la pasta con i ceci: nella pentola dei ceci, portate a ebollizione un po’ di acqua e aggiungete la pasta rimanente. Cuocete per circa 7-10 minuti, finché sarà tenera ma ancora soda. Regolate di sale e pepe.
Unire e mantecare: scolate la pasta bollita e unitela ai ceci nella pentola. Aggiungete la pasta fritta, mescolando delicatamente per non rompere la croccantezza. Condite con olio extravergine d’oliva, aglio tritato e, se gradito, un pizzico di peperoncino. Servite caldissimo, con una spolverata di pepe nero e, se volete, qualche foglia di rosmarino fresco per profumare il piatto.
Abbinamenti consigliati
Il Ciceri e Tria, con il suo equilibrio tra morbido e croccante, si accompagna perfettamente a diversi contorni e bevande:
Vini rossi salentini: un Negroamaro o un Primitivo ben strutturato valorizzano il gusto terroso dei ceci e la pasta fragrante.
Vini bianchi: un Chardonnay pugliese o un Fiano possono accompagnare la leggerezza dei legumi, offrendo un contrasto fresco e aromatico.
Verdure di stagione: insalate di rucola e pomodorini, peperoni arrostiti o carote glassate completano il pasto con freschezza e colore.
Pane casereccio: una fetta di pane di grano duro o di segale salentina arricchisce l’esperienza e richiama la tradizione contadina.
Curiosità e consigli finali
In alcune varianti, la pasta fritta viene sminuzzata grossolanamente prima di unirla ai ceci, per creare un effetto croccante più uniforme e integrato.
Alcune famiglie aggiungono un filo di olio aromatizzato al peperoncino o al rosmarino direttamente sulla pasta bollita, intensificando il profumo e il sapore.
Il piatto può essere preparato anche in versione vegetariana e senza glutine, sostituendo la farina di grano duro con farine alternative come quella di ceci o riso, pur mantenendo la tradizione dei legumi.
Ciceri e Tria non è solo un pasto, ma un simbolo di convivialità, un piatto che unisce famiglie e amici, celebrando il territorio e la cultura salentina.
Preparare il Ciceri e Tria significa fare un viaggio nel tempo: tra le cucine delle antiche masserie, dove le mani esperte impastavano e tagliavano la pasta a mano, tra i profumi del legno bruciato e dell’olio extravergine, tra i campi di grano e le coltivazioni di legumi. Ogni forchettata è un passo nella storia, un assaggio di tradizione, un legame tra cibo, cultura e territorio.
Il contrasto tra la pasta fritta croccante e quella bollita insieme ai ceci rende questo piatto unico: una danza di consistenze e sapori che conquista il palato e racconta storie di montagna e pianura, di mare e campagna, di pastori e contadini.
In un mondo dove i piatti perdono spesso il senso di appartenenza, il Ciceri e Tria resta un emblema di identità, un gesto di memoria e rispetto per la cucina che nasce dal territorio. È un piatto da condividere, da raccontare, da tramandare, perché ogni forchettata porta con sé il sapore della storia e della cultura salentina.
Servitelo caldo, accompagnato da un bicchiere di vino locale, e lasciate che la croccantezza della Tria fritta e la morbidezza dei ceci raccontino da sole la leggenda di un piatto antico e intramontabile. Un’esperienza sensoriale che non si dimentica, capace di far vivere la magia del Salento in ogni assaggio.
Il Ciceri e Tria non è semplicemente un pasto: è un rito, un viaggio, un capolavoro di semplicità e maestria. La cucina salentina, con questo piatto, dimostra che anche ingredienti poveri e quotidiani possono trasformarsi in arte, nutrire il corpo e l’anima, e creare un legame indissolubile con il territorio.